#120808, Memory of a heroic sky, Berlino, 2012

#120808, Memory of a heroic sky, Berlino, 2012 (dittico)

Fotografia analogica. Scansione negativo e stampa (da file) True Black Fine-Art Giclée a carboncino,
Tiratura: 5 esemplari + 2 ap

Dimensioni: 100x50x1cm, 2012

Il Tempelhof era un aeroporto internazionale di Berlino (ora non più operativo). Il ponte aereo per Berlino (che iniziò il 26 giugno 1948 e durò fino al 12 maggio 1949) fu intrapreso durante la Guerra Fredda dagli Stati Uniti insieme ai loro alleati dell’Europa occidentale per trasportare aiuti umanitari a Berlino Ovest, diventata una buia città assediata, senza viveri né medicinali, in quanto circondata e isolata dai sovietici. L’opera qui proposta vuole ricordare quel cielo.

Questa immagine fa parte di una serie di fotografie analogiche i cui negativi vengono successivamente scannerizzati e il file ottenuto stampato ink-jet ai pigmenti su carta cotone Fine Art. La peculiarità di questa serie (“Contaminazioni”), rispetto al resto della mia produzione in pellicola (http://cargocollective.com/photoarchfineart ), si pone il problema dell’identità dello strumento, in bilico tra la pellicola e il file digitale, tra lo sviluppo chimico e la stampa ink-jet, tra la carta che avvolge la pellicola (qui visibile nella sua “contaminazione” del film) e il media che può accogliere l’immagine.

Tempelhof was an International Airport in Berlin (no longer operating). The Berlin airlift (which began June 26, 1948 and lasted until May 12, 1949) was undertaken during the Cold War by the United States and their allies in Western Europe to transport humanitarian aid to West Berlin, which had become a dark city under siege without food or medicines, since it was surrounded and isolated by the Soviets. The work proposed here aims to remember that sky.

This image is part of a series of analogic photographs whose negatives are then scanned and the resulting file pigment ink-jet printed on cotton paper Fine Art. The peculiarity of this series (“Contamination”), compared to the rest of my negative production, investigate the problem of the identity of the instrument, poised between the film and the digital file, between the chemical development and the ink-jet printing, including the paper that wraps the film (here seen in its “contamination” of the film ) and the media, which can accommodate the final image (not just fine art paper, but rather a screen, or any body surface area).